Lo streaming pirata non comporta soltanto possibili conseguenze sul piano legale. Secondo una recente ricerca pubblicata dalla campagna anti-pirateria BeStreamWise, quasi un utente su cinque che utilizza piattaforme illegali per guardare film, serie TV o eventi sportivi ha subito un’infezione da malware negli ultimi dodici mesi.
L’indagine è stata condotta nel Regno Unito, ma evidenzia rischi che possono interessare chiunque utilizzi servizi di streaming non autorizzati.
Malware, phishing e furti di dati tra i principali pericoli
Le piattaforme pirata vengono spesso associate a siti poco affidabili, ricchi di pop-up, applicazioni non verificate, pagine contraffatte e richieste di pagamento sospette. Tutti elementi che possono favorire la diffusione di malware, tentativi di phishing, furti d’identità e truffe economiche.
La campagna BeStreamWise è sostenuta da numerose realtà del settore audiovisivo e sportivo britannico, tra cui BBC, ITV, Sky e Premier League, insieme ad altri partner impegnati nel contrasto alla pirateria.
Un precedente studio diffuso dalla stessa iniziativa aveva inoltre evidenziato un dato ancora più preoccupante: il 41%degli utenti che ricorrono allo streaming illegale avrebbe subito la compromissione dei propri dati bancari, con perdite economiche medie pari a 1.680 sterline.
A rischio anche i dispositivi utilizzati per lavoro
La ricerca richiama l’attenzione anche sull’utilizzo di dispositivi aziendali per accedere a contenuti pirata. Tra gli intervistati che hanno ammesso di utilizzare questi servizi, il 68% ha dichiarato di averlo fatto tramite uno smartphone di lavoro, mentre il 58% ha utilizzato un computer portatile aziendale.
Una situazione che può aumentare notevolmente i rischi informatici. Se un dispositivo viene compromesso, infatti, potrebbero essere esposti non solo dati personali, ma anche documenti aziendali, credenziali di accesso e comunicazioni interne.
Uno scenario simile è emerso anche in Italia attraverso la ricerca “Il prezzo nascosto della pirateria”, realizzata dall’Istituto per la Competitività e presentata alla Camera dei Deputati. Lo studio collega la pirateria audiovisiva alla diffusione di malware, phishing e furti di dati personali, stimando una perdita media di 1.204 euro per gli utenti italiani vittime di frodi legate alla fruizione illegale dei contenuti.
I dati confermano come il costo dello streaming apparentemente gratuito possa trasformarsi in conseguenze economiche e informatiche molto più pesanti del semplice prezzo di un abbonamento.













