Il Garante per la protezione dei dati personali ha inflitto a TIM una sanzione da 9,5 milioni di euro per una serie di violazioni legate alle attività di telemarketing. Il provvedimento arriva al termine di un’istruttoria avviata dopo circa 7.000 segnalazioni ricevute nel corso del 2025, relative a chiamate promozionali effettuate da call center che operavano per conto dell’azienda.
Secondo l’Autorità, TIM non avrebbe esercitato controlli sufficienti sulla propria rete commerciale, consentendo pratiche non conformi alla normativa sulla privacy.
Come funzionava il sistema
L’indagine ha ricostruito diversi schemi utilizzati per contattare gli utenti.
In molti casi la procedura iniziava con una telefonata indesiderata verso numeri iscritti al Registro Pubblico delle Opposizioni, effettuata tramite spoofing, una tecnica che permette di mascherare il numero del chiamante.
Successivamente l’utente riceveva un SMS con l’invito a richiedere un ricontatto compilando una cosiddetta Lead. Solo a quel punto arrivava la chiamata da parte di un numero regolarmente registrato, dando l’impressione che l’intero processo fosse conforme alle regole.
L’Autorità ha però individuato anche altre modalità operative, tra cui:
- contatti tramite WhatsApp con loghi TIM non ufficiali;
- chiamate con identificativo del numero manipolato;
- operatori che si fingevano dipendenti di gestori concorrenti per convincere gli utenti a passare a TIM fornendo informazioni false.
Critiche anche alla gestione delle opposizioni
Nel mirino del Garante è finita anche la procedura di opt-out introdotta da TIM durante l’istruttoria.
Gli utenti disponevano infatti di appena cinque minuti per negare via SMS un consenso che, in molti casi, sostenevano di non aver mai fornito. Secondo l’Autorità, una simile procedura ribalta il principio stesso del consenso, che deve essere espresso in maniera chiara e volontaria.
Sono stati inoltre documentati diversi casi di utenti che, pur avendo esercitato il diritto di opposizione, hanno continuato a ricevere comunicazioni commerciali per mesi. In alcune situazioni le richieste inviate tramite PEC non hanno ricevuto risposta, mentre i link per la cancellazione risultavano non funzionanti o richiedevano autenticazioni riservate ai clienti TIM.
Le misure imposte dal Garante
Oltre alla sanzione economica, TIM dovrà intervenire su diversi aspetti organizzativi.
L’azienda dovrà rafforzare i controlli sulla rete di vendita, rivedere le procedure utilizzate per la raccolta dei ricontatti commerciali e semplificare le modalità con cui gli utenti possono esercitare i propri diritti in materia di privacy.
La decisione arriva mentre AGCOM sta lavorando a un nuovo sistema di numerazioni dedicate al telemarketing legittimo. L’obiettivo è introdurre numeri brevi, anche a tre cifre, facilmente riconoscibili dagli utenti e più difficili da falsificare tramite spoofing.






