Il 2025 segna un nuovo primato per Spotify. La piattaforma di streaming musicale ha annunciato di aver versato oltre 11 miliardi di dollari in royalty nel corso dell’anno, circa un miliardo in più rispetto al 2024. Un dato che, secondo l’azienda, rappresenta approssimativamente il 30% dei ricavi globali dell’intera industria discografica, considerando esclusivamente i compensi legati alla musica in streaming.
Come vengono distribuite le royalty
È importante chiarire che queste somme non arrivano direttamente agli artisti. I pagamenti vengono destinati ai titolari dei diritti, in gran parte etichette discografiche, che successivamente ripartiscono gli introiti con musicisti e management. Le percentuali variano sensibilmente: nel caso delle major, agli artisti può arrivare anche solo il 15%, mentre nel mondo indipendente sono più comuni accordi più equilibrati, talvolta vicini al 50%.
Spotify sottolinea che circa la metà delle royalty del 2025 è andata ad artisti ed etichette indipendenti. In questo gruppo rientrano sia i musicisti che si autopubblicano tramite servizi come DistroKid e TuneCore, sia quelli legati a label indipendenti strutturate.
Cresce il numero di artisti che superano i 100.000 dollari
Un altro dato evidenziato riguarda la crescita degli artisti che riescono a generare oltre 100.000 dollari l’anno in royalty: nel 2025 sono stati circa 12.500, contro i 10.000 dell’anno precedente. Spotify osserva che si tratta di un numero superiore a quello registrato all’apice dell’era dei CD, anche se il confronto va letto con cautela, considerando il diverso valore del denaro e le dinamiche di mercato profondamente cambiate.
Un sistema legato ai ricavi complessivi
Il fondo destinato alle royalty non dipende dal numero di ascolti individuali, ma dal fatturato complessivo generato da abbonamenti e pubblicità. Di conseguenza, all’aumentare degli stream totali, il compenso per singola riproduzione tende a ridursi. Inoltre, gli artisti sotto la soglia dei 1.000 ascolti annui non ricevono alcun pagamento.
Guardando al futuro, Spotify promette un rafforzamento delle tutele per i musicisti, in particolare contro impersonificazioni e contenuti di bassa qualità, inclusa la cosiddetta musica generata in massa con AI. È prevista anche una riduzione del peso degli algoritmi automatici nella scoperta musicale e nelle playlist, per limitare la dispersione delle royalty e favorire una distribuzione più equilibrata.

