Poste Italiane potrebbe giocare un ruolo decisivo nel futuro del settore delle telecomunicazioni. Secondo quanto riportato da Reuters, il gruppo sarebbe disposto a prendere in considerazione una fusione tra TIM e Iliad, nel contesto di un possibile consolidamento del mercato italiano, da tempo sotto pressione.
La notizia arriva in un momento delicato ma strategico. Poste, azienda a controllo pubblico, è infatti destinata a diventare il primo azionista di TIM con una partecipazione pari al 24,8%, grazie a un accordo per l’acquisto del 15% delle quote attualmente in mano a Vivendi.
Un cambio di passo nella governance TIM
L’ingresso iniziale di Poste nell’azionariato TIM risale a febbraio, con l’acquisizione di un primo 9,8%, subentrando di fatto alla Cassa Depositi e Prestiti (CDP). Una mossa che ha segnato una svolta nell’approccio del governo alla gestione della compagnia telefonica, e che ha ridefinito gli equilibri tra i soggetti pubblici coinvolti.
Nel comunicato con cui è stato annunciato l’aumento della partecipazione, Poste ha ribadito di voler agire come partner industriale di lungo termine, puntando su sinergie tra le due realtà e su un consolidamento del settore. Un obiettivo che sembra coerente con la disponibilità a valutare un’integrazione con Iliad.
Iliad, TIM e il tema della concorrenza
L’idea di un’integrazione tra TIM e Iliad non è nuova, ma non si è mai concretizzata. Tuttavia, con l’arrivo di Poste nel capitale di TIM, il discorso potrebbe riaprirsi. Fonti vicine al dossier raccontano che Iliad, sotto il controllo del miliardario francese Xavier Niel, da tempo guarda con favore a un processo di fusione, anche per superare le difficoltà imposte da una concorrenza feroce sul fronte mobile.
L’ingresso di Iliad nel mercato italiano, sei anni fa, ha infatti spinto al ribasso i prezzi, riducendo notevolmente i margini degli operatori storici e rendendo più difficile sostenere gli investimenti su rete e infrastrutture. In passato, Iliad aveva già avviato contatti con il governo italiano, ma queste trattative erano state sospese proprio per lasciare spazio al rafforzamento di Poste dentro TIM.
L’ostacolo dell’antitrust e gli equilibri futuri
Una fusione TIM-Iliad cambierebbe radicalmente il panorama: gli operatori di rete mobile passerebbero da quattro a tre. Questo comporterebbe inevitabilmente un vaglio da parte delle autorità antitrust, che dovrebbero valutare gli effetti sull’equilibrio del mercato e sulla concorrenza.
Secondo le fonti citate, il desiderio di mantenere una forte presenza italiana nella struttura azionaria di TIM sarebbe uno dei motivi principali dietro all’impegno di Poste. Una scelta strategica, che guarda al lungo periodo e che potrebbe avere un impatto rilevante sulle prossime mosse nel settore TLC.