martedì, Gennaio 13, 2026
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Google ritira la denuncia contro Microsoft: ora è la UE a guidare l’indagine sul cloud

Google ha deciso di ritirare la denuncia antitrust presentata contro Microsoft in merito alle sue pratiche nel settore del cloud computing. La scelta, riportata da Reuters, non rappresenta una distensione nei rapporti tra le due aziende, ma un modo diverso di affrontare la questione. La Commissione Europea ha infatti avviato una propria indagine indipendente, spingendo Google a lasciare che sia l’UE a valutare in modo più ampio e strutturato lo stato del mercato.

La decisione arriva una settimana dopo l’annuncio dell’indagine formale da parte dell’Unione Europea, che intende verificare se Microsoft debba essere soggetta a regole più rigide a causa della posizione dominante nel cloud. Giorgia Abeltino, senior director di Google Cloud Europe, ha chiarito in un post ufficiale che il ritiro della denuncia è legato proprio a questo nuovo intervento regolatorio: la Commissione analizzerà le pratiche considerate critiche attraverso un percorso autonomo e più ampio rispetto a una singola segnalazione aziendale. Google continuerà comunque a collaborare con i legislatori per sostenere l’apertura e la competitività del settore.

Le accuse rivolte a Microsoft e il nuovo ruolo dell’Unione Europea

La denuncia originale, presentata lo scorso anno, accusava Microsoft di utilizzare pratiche anticoncorrenziali per trattenere i clienti nel suo ecosistema Azure, rendendo complesso e spesso costoso il passaggio a fornitori alternativi. Il contesto competitivo è significativo: a livello globale, il cloud vede Amazon al 30% del mercato, Microsoft al 20% e Google al 13%. In questo scenario, ogni ostacolo alla portabilità dei clienti influisce direttamente sulla possibilità di crescita dei concorrenti.

Cosa potrebbe cambiare con il Digital Markets Act

Con il ritiro della denuncia, l’attenzione si sposta interamente sull’indagine europea, che dovrebbe durare circa un anno. L’obiettivo è capire se Microsoft Azure e Amazon Web Services debbano essere classificati come gatekeepersecondo il Digital Markets Act. Se la Commissione dovesse confermare questa interpretazione, le due società sarebbero obbligate a rispettare una serie di regole stringenti per garantire maggiore apertura del mercato e più possibilità di scelta per gli utenti.

Le norme previste dal DMA includono obblighi e divieti finalizzati a prevenire comportamenti che ostacolano la concorrenza, con un impatto potenzialmente molto superiore a quello perseguibile tramite denunce individuali. Per Google, lasciare che sia la UE a guidare il processo significa puntare su un intervento regolatorio più incisivo e con effetti più duraturi per l’intero settore.

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