Un’inchiesta della BBC ha acceso i riflettori su un tema destinato a far discutere a lungo: l’impatto degli occhiali smart sulla privacy delle persone. Dispositivi sempre più diffusi, spesso percepiti come semplici accessori tecnologici, vengono utilizzati in modo improprio per registrare individui ignari e trasformare normali interazioni quotidiane in contenuti da pubblicare sui social network.
Al centro dell’indagine ci sono modelli sviluppati da aziende legate a Luxottica, come Ray-Ban e Oakley, oltre ai dispositivi realizzati in collaborazione con Meta. Secondo le testimonianze raccolte nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Australia, diverse donne sarebbero state filmate di nascosto da uomini che indossavano questi occhiali, con i video poi caricati su piattaforme come TikTok e Instagram.
Registrazioni invisibili e diffusione virale
Il problema nasce dalla natura stessa di questi dispositivi. Gli occhiali smart hanno videocamere integrate difficili da individuare a colpo d’occhio. È vero che in genere è presente un LED rosso che segnala la registrazione in corso, ma l’inchiesta evidenzia come online circolino istruzioni su come coprire o disattivare visivamente questo indicatore, rendendo la ripresa praticamente invisibile.
Molte vittime hanno scoperto di essere state registrate solo dopo la pubblicazione dei filmati, quando questi avevano già raggiunto milioni di visualizzazioni. In alcuni casi, nei video erano presenti anche informazioni personali, come numeri di telefono, luoghi di lavoro o dettagli familiari, con conseguenze immediate: messaggi indesiderati, chiamate moleste e intrusioni nella vita quotidiana.
Il vuoto normativo e il ruolo delle piattaforme
A complicare il quadro c’è la mancanza di una tutela giuridica chiara. Nel Regno Unito, ad esempio, non esiste una legge specifica che vieti di filmare una persona in un luogo pubblico senza consenso. Questo non rende automaticamente legittima la diffusione online dei contenuti, ma di fatto limita le possibilità di intervento rapido a tutela delle vittime.

