La lotta alla pirateria sportiva potrebbe presto cambiare strategia. Invece di concentrarsi esclusivamente sul blocco di siti web, domini o singoli indirizzi IP, alcuni tra i principali titolari dei diritti audiovisivi chiedono all’Unione Europea di intervenire direttamente contro i fornitori di hosting ritenuti responsabili della diffusione di contenuti illegali.
La proposta è stata presentata alla Commissione europea nell’ambito della consultazione sul futuro della normativa sul copyright e potrebbe influenzare la revisione della Direttiva Copyright prevista per il prossimo anno.
La proposta punta agli hosting provider non collaborativi
L’iniziativa è sostenuta da beIN Sports e dall’Audiovisual Anti-Piracy Alliance (AAPA). L’idea è quella di creare una blacklist europea degli hosting provider considerati non conformi, identificandoli attraverso gli ASN (Autonomous System Number), ovvero i codici che identificano le reti gestite da uno stesso operatore.
Secondo la proposta, i titolari dei diritti dovrebbero poter segnalare alle autorità europee i provider offshore che non collaborano alle richieste di rimozione dei contenuti illegali o che continuano a ospitare materiale pirata.
Una volta verificata la situazione, tali operatori potrebbero essere inseriti in un database pubblico. Gli operatori ICT presenti nell’Unione Europea sarebbero quindi chiamati a interrompere i servizi e il trasporto del traffico verso queste reti.
L’eventuale obbligo non riguarderebbe soltanto i provider Internet, ma coinvolgerebbe anche data center, transit provider e Internet exchange.
Takedown più rapidi e controlli più severi
L’AAPA, che rappresenta numerosi titolari di diritti tra cui Premier League, LaLiga, DAZN, Sky e Viaplay, sostiene una linea simile, chiedendo un sistema che consenta alle autorità competenti di individuare gli ASN e gli intervalli di indirizzi IP riconducibili ai provider ritenuti non collaborativi.
Tra le richieste avanzate figurano anche un limite massimo di 30 minuti per l’esecuzione dei takedown, ordini di blocco dinamici in tempo reale e procedure più rigorose per verificare l’identità dei clienti commerciali che utilizzano infrastrutture Internet, seguendo il principio del “know your business customer”.
L’obiettivo dichiarato è rendere più efficace il contrasto ai servizi pirata. Alcuni intermediari del settore, però, evidenziano il rischio che interventi così estesi possano coinvolgere anche servizi perfettamente legittimi, soprattutto quando i blocchi interessano interi ASN o ampi intervalli di indirizzi IP.
Per il momento si tratta soltanto di proposte presentate alla Commissione europea e non di misure già approvate. Sarà il futuro aggiornamento della normativa sul diritto d’autore a stabilire se queste richieste entreranno a far parte del quadro legislativo europeo.













