Con l’aumento delle temperature estive, il condizionatore è diventato uno degli strumenti più utilizzati per mantenere freschi gli ambienti domestici. Il comfort, però, ha un prezzo e il suo impatto sui consumi elettrici può essere significativo, come conferma una recente ricerca internazionale che ha analizzato le abitudini di quasi 700.000 famiglie in tutto il mondo.
Lo studio è stato realizzato dall’Università Ca’ Foscari di Venezia e dalla Fondazione CMCC, in collaborazione con la Boston University, ed è stato pubblicato sul Journal of Environmental Economics and Management.
Quanto aumenta il consumo di elettricità
L’analisi ha preso in esame 692.718 famiglie distribuite in 25 Paesi, rappresentando circa il 62% della popolazione mondiale e oltre il 70% dei consumi globali di elettricità.
Secondo i risultati, le abitazioni dotate di aria condizionata registrano in media un consumo di elettricità superiore del 36% rispetto a quelle che ne sono prive. Durante i periodi caratterizzati da caldo intenso l’incremento può arrivare addirittura al 57%.
Le differenze cambiano da Paese a Paese. In Africa l’aumento medio dei consumi raggiunge il 68%, mentre in Italia si ferma intorno al 10%. Nei Paesi OCSE extraeuropei l’incremento medio è invece del 7%, grazie anche a edifici più efficienti e impianti di nuova generazione.
Lo studio evidenzia inoltre il fenomeno della cooling poverty, ovvero la difficoltà di alcune famiglie nel sostenere i costi dell’aria condizionata. Nei nuclei con redditi più elevati la spesa rappresenta tra lo 0,2% e il 2,5% del budget familiare, mentre per quelli con redditi medio-bassi può arrivare fino all’8%.
Ventilatore o condizionatore: quale conviene?
La ricerca stima che le famiglie con redditi più bassi consumino mediamente 679 kWh all’anno per il raffrescamento, mentre quelle più abbienti arrivano a 1.610 kWh. Considerando un costo dell’energia compreso tra 0,25 e 0,35 euro per kWh, la spesa annuale può raggiungere circa 600 euro, senza includere acquisto, installazione e manutenzione dell’impianto.
Il ventilatore rappresenta una soluzione molto più economica dal punto di vista energetico. Pur non abbassando realmente la temperatura dell’ambiente, crea un flusso d’aria che favorisce la dispersione del calore corporeo, facendo percepire una temperatura inferiore di circa 3-4 °C.
Anche i consumi sono nettamente inferiori: un ventilatore richiede mediamente tra 50 e 100 watt all’ora, contro gli 1,5 kWh che può assorbire uno split di medie dimensioni. Secondo lo studio, questo permette di ridurre la spesa in bolletta fino a 15 volte rispetto all’utilizzo del condizionatore.
Le proiezioni elaborate dai ricercatori indicano inoltre che entro il 2050 il consumo medio annuo destinato al raffrescamento domestico potrebbe salire dagli attuali 1.610 kWh a un valore compreso tra 1.869 e 2.069 kWh per famiglia, con un conseguente aumento della domanda globale di elettricità e delle emissioni di CO₂.










