Dal primo luglio è entrato in vigore un nuovo contributo doganale da 3 euro sugli acquisti online di basso valore provenienti da Paesi esterni all’Unione Europea. L’applicazione della misura sta però facendo emergere un problema: stabilire con chiarezza chi debba sostenere effettivamente questo costo.
La questione è stata sollevata dalla BEUC, la federazione europea delle associazioni dei consumatori, che ha chiesto alla Commissione Europea maggiore chiarezza. Secondo le regole comunitarie, infatti, l’onere dovrebbe essere gestito dalle piattaforme e non addebitato direttamente al cliente.
Il rischio di costi aggiuntivi alla consegna
La BEUC segnala che il dazio non viene sempre comunicato chiaramente durante l’acquisto. In alcuni casi compare soltanto nelle ultime fasi del pagamento, mentre in altri potrebbe non essere indicato.
Il rischio è che il destinatario venga informato del costo quando la spedizione è già partita, con la possibilità che si aggiungano anche eventuali commissioni amministrative richieste dal corriere. PostNL e La Poste hanno già segnalato che potrebbe essere richiesto un pagamento prima della consegna.
Sulla vicenda è intervenuto anche l’eurodeputato olandese Dirk Gotink, chiedendo al commissario al Commercio Maroš Šefčovič di garantire che questi costi rimangano a carico delle piattaforme.
La Commissione ha ribadito che sono le imprese a essere legalmente responsabili degli adempimenti doganali e che il contributo non dovrebbe essere riscosso direttamente dai consumatori.
Temu, AliExpress e Shein adottano sistemi differenti
Le piattaforme stanno gestendo la novità in modi diversi. Temu inserisce il costo doganale durante il pagamento, mentre AliExpress ne fornisce una stima. Shein non mostra invece una voce separata, sostenendo di sostenere gli importi applicabili e di averli già integrati nei prezzi.
Il contributo non riguarda naturalmente le merci spedite da magazzini situati nell’Unione Europea.
La misura nasce anche per riequilibrare la concorrenza con i commercianti europei. Nel 2025 sono entrati nell’UE 5,8 miliardi di pacchi e-commerce, prevalentemente di basso valore.
Gli effetti sulla logistica sono già visibili: nei primi due giorni la capacità cargo dalla Cina verso l’Europa è diminuita del 18%, mentre nella prima settimana completa il calo si è attestato al 14%. Contemporaneamente, i voli diretti verso Londra Stansted sono aumentati del 25%.












