mercoledì, Aprile 2, 2025
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AI può prevedere infarto e ictus con un semplice ECG

Durante il congresso EHRA 2025 della European Society of Cardiology, tenutosi a Vienna, è stato presentato uno studio che potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui vengono valutati i rischi cardiovascolari. Un team di ricercatori coreani ha infatti sviluppato un algoritmo di intelligenza artificiale capace di stimare il livello di rischio di eventi gravi come infarti e ictus semplicemente partendo da un tracciato ECG, cioè da un elettrocardiogramma standard.

Un cuore più “anziano” del previsto è un campanello d’allarme

Il cuore, come ogni altra parte del corpo, invecchia. Ma può farlo più in fretta del resto del nostro organismo. Ecco perché l’algoritmo non si limita a leggere i battiti, ma cerca di capire quanti anni ha davvero il cuore della persona. Se la cosiddetta “età cardiaca” supera di almeno sette anni quella anagrafica, il rischio di morte – per qualsiasi causa – aumenta in modo significativo. Lo stesso vale per gli eventi cardiovascolari più gravi.

A spiegarlo è stato il dottor Yong-Soo Baek, dell’Inha University Hospital in Corea del Sud: “Abbiamo scoperto che quando l’età del cuore stimata dall’IA supera quella reale di almeno sette anni, il rischio di mortalità e di infarti o ictus cresce sensibilmente. Al contrario, un cuore che ‘dimostra’ sette anni in meno è associato a un rischio decisamente più basso”.

Una tecnologia testata su centinaia di migliaia di persone

Il lavoro dei ricercatori si è basato su un’enorme quantità di dati: oltre 425.000 ECG raccolti negli ultimi 15 anni, a cui si è aggiunto un secondo gruppo di circa 97.000 esami utilizzati per testare l’affidabilità dell’algoritmo. L’obiettivo era chiaro: capire se l’intelligenza artificiale, osservando le onde tracciate dall’elettrocardiogramma, potesse intuire l’età biologica del cuore e confrontarla con quella anagrafica, individuando così eventuali segnali d’allarme.

E i numeri parlano chiaro. Quando il cuore risulta più vecchio della persona, il rischio di morte aumenta del 62% e quello per malattie cardiovascolari sale addirittura del 92%. Se invece il cuore “ringiovanisce” di sette anni, il rischio di mortalità generale si abbassa del 14%, e quello cardiovascolare del 27%.

Una svolta a basso costo nella prevenzione

La vera forza di questa scoperta è la semplicità: bastano un elettrocardiogramma e l’algoritmo giusto per ottenere una stima affidabile dello stato di salute del cuore. Nessun esame invasivo, nessun grande investimento. Solo tecnologia al servizio della medicina.

E se confermata da altri studi, questa innovazione potrebbe diventare presto uno strumento prezioso negli ambulatori e negli ospedali, aiutando i medici a individuare i pazienti più a rischio in modo rapido ed economico. Un piccolo passo per la tecnologia, ma un enorme passo avanti per la prevenzione.

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