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Riforma carburanti: distributori obsoleti verso la chiusura, incentivi fino a 60.000 euro per la riconversione

Prezzi di benzina e diesel ancora in aumento: il gasolio supera i 2 euro al litro e il costo di un pieno cresce fino a oltre 7 euro

La rete italiana dei distributori di carburante si prepara a una trasformazione importante. Il Consiglio dei Ministri ha approvato una riforma della rete carburanti, inserita nel disegno di legge annuale 2026 per la Concorrenza, che punta a razionalizzare gli impianti esistenti e favorire la diffusione di nuove forme di alimentazione.

Il progetto prevede la chiusura o la riconversione delle strutture più vecchie, accompagnando progressivamente il settore verso ricarica elettrica, biocarburanti e idrogeno.

Dal 2028 cambiano i requisiti per i nuovi distributori

Una delle principali novità scatterà dal 2028. Per ottenere l’autorizzazione all’apertura di un nuovo impianto sarà necessario mettere a disposizione almeno una soluzione alternativa ai tradizionali carburanti fossili.

La riforma prevede inoltre controlli e requisiti più stringenti, cercando allo stesso tempo di garantire la continuità del servizio nelle aree interne e nelle isole minori.

Per sostenere questa trasformazione verrà istituito un fondo complessivo da 120 milioni di euro per il periodo 2028-2030, suddiviso in 40 milioni per ciascun anno e finanziato attraverso i proventi delle aste delle quote di emissione di CO2.

Fino a 60.000 euro per convertire gli impianti

I titolari dei distributori che decideranno di trasformare le proprie strutture potranno ottenere contributi fino a 60.000 euro, con una copertura massima pari al 50% delle spese sostenute.

Gli incentivi potranno essere utilizzati per convertire gli impianti in stazioni dedicate alla ricarica dei veicoli elettricioppure alla produzione di biocarburanti. Per i gestori che non continueranno a lavorare all’interno dell’impianto riconvertito è previsto inoltre un indennizzo aggiuntivo fino a 20.000 euro.

La trasformazione dovrà comprendere anche specifici interventi di messa in sicurezza. Tra questi rientrano la rimozione delle infrastrutture fuori terra non più necessarie, l’eliminazione dei prodotti residui presenti nei serbatoi e l’inertizzazione delle vecchie cisterne interrate e delle relative condotte.

Il provvedimento interviene infine sui rapporti tra gestori e compagnie, introducendo maggiore trasparenza contrattuale, nuove garanzie e sanzioni in presenza di formule non conformi.

Secondo il ministro Adolfo Urso, la riforma servirà ad accompagnare la trasformazione di un settore strategico, mentre il ministro Gilberto Pichetto ha evidenziato il ruolo delle nuove misure nel percorso di decarbonizzazione del trasporto stradale.

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