martedì, Gennaio 20, 2026
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Un collare AI apre nuove possibilità per chi ha perso la parola dopo un ictus

Per chi ha subito un ictus, la perdita della parola è spesso uno degli aspetti più duri da affrontare. I pensieri restano lucidi, le frasi prendono forma nella mente, ma la voce non riesce a seguirli. È una frattura profonda tra ciò che si vuole dire e ciò che si riesce a comunicare. Proprio da questa difficoltà quotidiana nasce Revoice, un collare intelligente sviluppato da un gruppo di ricercatori della University of Cambridge, con l’obiettivo di aiutare le persone a tornare a esprimersi senza ricorrere a soluzioni invasive.

Un dispositivo semplice, ma con molta tecnologia

Revoice si presenta come un normale collare. È leggero, lavabile e pensato per essere indossato nella vita di tutti i giorni, senza richiamare l’idea di un dispositivo medico. Dietro questa semplicità si nasconde però un sistema avanzato, progettato per persone affette da disartria, un disturbo frequente dopo un ictus che rende il linguaggio lento, poco chiaro e faticoso.

Il collare utilizza sensori capaci di rilevare le micro-vibrazioni dei muscoli della gola e alcuni segnali fisiologici, come il battito cardiaco. Questi dati vengono analizzati da modelli di intelligenza artificiale, che cercano di interpretare ciò che la persona sta tentando di dire, anche quando le parole sono appena sussurrate o solo accennate.

Il ruolo del contesto nella ricostruzione delle frasi

Uno degli aspetti più interessanti del sistema è il secondo livello di elaborazione. L’AI non si limita a “tradurre” i segnali fisici, ma tiene conto anche del contesto, come il momento della giornata o la situazione in cui avviene la comunicazione. Questo aiuta a ricostruire frasi più complete e naturali, riducendo le ambiguità.

Risultati incoraggianti dai primi test

I test iniziali, condotti su cinque pazienti colpiti da ictus, hanno mostrato risultati promettenti. Il margine di errore si è attestato intorno al 4,2 per cento, con un miglioramento evidente nella fluidità delle frasi. Ancora più rilevante è stato il riscontro umano: i partecipanti hanno riferito una sensazione di minore frustrazione e una comunicazione percepita come più efficace.

A coordinare lo studio è stato Luigi Occhipinti, che ha sottolineato come la difficoltà di parlare non colpisca solo chi ha subito l’ictus, ma abbia un impatto profondo anche su familiari e caregiver. Strumenti come Revoice potrebbero diventare un supporto concreto nei lunghi percorsi di riabilitazione, offrendo una nuova strada verso il recupero della comunicazione.

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